Tutti gli utenti dei social sono stati bersagliati da "tag" per puro spam, tentativi di phishing o peggio. Spesso si tratta solo di piccoli fastidi, ma a volte si può diventare vittime di veri reati che provocano danni sia di natura psicologica sia di tipo patrimoniale.

Vediamo allora quali sono gli illeciti più comuni e, in breve, come è possibile difendersi.

Diffamazione aggravata (art. 595 c.p.)

Potresti subirla se una persona utilizza il proprio profilo — o, peggio, uno appositamente creato — per insultarti: in questo caso si commette il delitto di diffamazione aggravata a mezzo stampa. Si tratta di uno dei reati più comuni sui social, dove si pensa di godere di una sorta di impunità. Il reato viene commesso non solo quando si insulta una persona con epiteti che è facile immaginare, ma anche quando ci si lascia andare a commenti sulla professionalità o l'abilità della persona. Naturalmente sono possibili le critiche, ma devono anzitutto riguardare fatti reali, essere espresse con toni civili — almeno per la media dei social network — ed essere attinenti all'argomento della discussione.

Sostituzione di persona (art. 494 c.p.)

Lo commette chi crea un profilo falso o si attribuisce false qualità. Il reato quindi è commesso non solo quando ci si spaccia per un'altra persona, ma anche quando ci si attribuisce qualità o titoli che non si possiedono; si pensi a chi si finga un fotografo o un regista per contattare una modella o un'attrice, oppure a chi si qualifichi come medico senza esserlo. Nel 2021 la Cassazione ha chiarito che commette il reato di sostituzione di persona chi crea e utilizza profili social e account internet servendosi dei dati anagrafici di altra persona, esplicitamente contraria, al fine di far ricadere su quest'ultima l'attribuzione delle connessioni eseguite in rete.

Molestie e stalking (artt. 660 e 612-bis c.p.)

Se determinati comportamenti sono ripetuti nel tempo — per esempio si continuano a inviare messaggi privati a chi ha detto di non gradirli, oppure si aprono diversi profili fake per fingersi o diffamare qualcuno — e la vittima inizia a patire uno stato d'ansia, è possibile che si configurino i reati di molestie o di stalking. Anche se a qualcuno potranno sembrare scherzi, le conseguenze civili e penali possono essere molto serie.

Trattamento illecito dei dati (art. 167 D.Lgs. 196/2003)

Si ha quando si diffondono dati personali di altre persone rivelando, per esempio, informazioni relative allo stato di salute o alle credenze religiose di una persona.

Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (art. 612-ter c.p.)

Si tratta del cosiddetto "revenge porn", la cui vittima vede diffondersi proprie fotografie o video a contenuto sessualmente esplicito, scattati o registrati con lo scopo di rimanere privati.

Interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis c.p.)

Si ha quando ci si procurano o si diffondono registrazioni audio o video eseguite nell'abitazione privata altrui, divulgando così notizie o immagini che riguardano la vita privata.

Naturalmente è possibile che sui social vengano commessi molti altri tipi di reati o illeciti, ma, indipendentemente di quale reato si tratti, se ci si accorge di essere stati vittime di uno di questi, il modo più veloce per tutelarsi è la segnalazione alla società che gestisce il social. Inoltre, specie per i casi più gravi, è opportuno presentare tempestivamente una denuncia alla polizia postale, premunendosi di registrare l'insulto non con una semplice screenshot, ma eventualmente con specifiche procedure (la c.d. acquisizione forense). Non sempre sarà possibile individuare l'autore del reato, ma vale la pena provare, anche perché non sempre chi ha commesso un illecito conosce i trucchi per nascondere i propri dati. Se si conosce per certo l'autore, o se viene individuato in un secondo momento, sarà poi possibile chiedere il risarcimento del danno sia patrimoniale — si pensi ai casi in cui, a seguito di diffamazione o di un furto d'identità, si sia persa un'opportunità di lavoro — sia morale.

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